Categories: Natura & Ambiente

Ambiente, i tesori della riserva naturale ‘Monte Patalecchia – Torrenti Lorda e Longaniello’

Continua il viaggio alla scoperta delle meraviglie del territorio molisano


ISERNIA. Il Massiccio del Matese, sul lato molisano, contiene le uniche due riserve naturali regionali riconosciute ufficialmente in Molise e una di queste è quella di ‘Monte Patalecchia – Torrenti Lorda e Longaniello’. La riserva è situata nella parte ovest del Matese e interessa i territori di Castelpetroso, Santa Maria del Molise, Castelpizzuto, Isernia, Pettoranello del Molise, Longano e Sant’Agapito, in Provincia di Isernia, ed un’estensione di 2.223 ettari. Le radure ed i pianori montani sono tappezzati da formazioni erbacee che hanno sostituito l’originario bosco di cerro e faggio abbattuti nei secoli scorsi dall’uomo per farne legna da ardere e da costruzione.

Questo perenne tappeto di verde, grazie al pigmento della clorofilla, rappresenta un importante laboratorio di ossigeno e una incessante fabbrica di foraggio che oltre a nutrire le vacche, i cavalli, le pecore, le lepri reintrodotte ed i numerosi topi campestri, grilli e cavallette, costituisce un’importante coltre antierosiva.
La sotto utilizzazione dei pascoli ha permesso una parziale rinnovazione anche di specie arbustive come il Prugnolo, il Ligustro, il Ginepro, la Rosa canina, il Rovo e il Biancospino. Dove iniziano i boschi la prima specie che troviamo in quota è il Faggio con il suo solito sottobosco pulito ma ricco di Funghi (particolarmente Porcini), Lamponi, Fragole, Origano ed altre erbe officinali.

Subito dopo il faggio si incontrano i caratteristici boschi a prevalenza di Cerro e Roverella tipici del Molise con la compresenza, a seconda dell’esposizione e del suolo, di Carpino bianco, Acero campestre, Ciavardello, Acero di monte, Frassino, Pero selvatico, Nocciolo, Sanguinella, Ligustro e Corniolo.
I mammiferi sono le specie animali che più lasciano tracce sul territorio ed è quindi più facile riscontrarne la presenza anche senza avvistarli. Tra questi vanno ricordati gli ungulati, con il cinghiale, piuttosto diffuso e abbondante, il daino reintrodotto nei passati anni e il capriolo.
I carnivori sono rappresentati dalla volpe, facilmente avvistabile anche nei dintorni dei centri abitati, la faina e la donnola. Ormai numerose sono, inoltre, le prove certe della presenza del lupo appenninico, anche se solo di passaggio. Fra gli altri mammiferi vanno citati il riccio, la lepre reintrodotta per scopi venatori e il tasso.

Di particolare importanza è la presenza dell’ululone dal ventre giallo, piccolo rospo acquatico dal corpo appiattito e tarchiato, caratterizzato dalla colorazione che nelle parti superiori è marrone-grigiastra, ideale per mimetizzarsi nel fango e sul fondo dell’acqua, mentre in quelle inferiori è giallo limone vivo, con chiazze marmorizzate grigio-bluastre.

Oltre alle peculiarità naturalistiche di questi luoghi, date anche da scorci paesaggistici unici, basta pensare al panorama a 360° che si gode da Monte Patalecchia, di notevole importanza è anche la presenza dei Torrenti Lorda e Longaniello. Tutto ciò comporta una elevata diversità vegetale della Riserva, ma con presenza di particolari specie che il più delle volte si riscontrano isolate o in piccoli gruppi. Questo fattore limitante fa si che questi territori debbano essere continuamente monitorati e protetti onde evitare la scomparsa di specie importanti e uniche per l’area matesina.

Oggi la riserva è gestita dall’associazione ambientalista Italia Nostra sezione di Isernia.

Dottore Ambientale
Alfonso Ianiro

Deborah

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